Gianfranco Ravasi – persona di grande levatura – ha officiato, a Pasturo, in aprile, una messa in suffragio della poetessa Antonia Pozzi, morta suicida nel 1938. Si è trattato di un gesto che, se non mi ha colpito in sé, ha suscitato interrogativi, da molte parti (a tratti grotteschi), in merito alla liceità dottrinale di porre l’attenzione, da parte di un uomo di spicco della Chiesa cattolica, su di una poetessa certamente non laica (anzi pervasa da una forte tensione religiosa, pur non confessionale né dogmatica), e tuttavia morta di morte volontaria.

Al di là della questione in sé, di fatto insignificante, se è di Dio una infinita misericordia, e al di là della sottile esaltazione della cifra religiosa della poesia pozziana (e pur sempre stimando il gesto “trasgressivo” di Ravasi), mi pongo un interrogativo: perché Ravasi, alla luce della sua “trasgressione”, non officia una messa per Piergiorgio Welby, per Emanuela Orlandi, per Elisa Claps, per Federico Aldrovandi, per Carlo Giuliani, per Giuseppe Uva, per Norman Zarcone, per Stefano Cucchi? Confido – da suo estimatore – una risposta chiara, non diplomatica; schietta e diretta – in questo, cristiana.

 

4 luglio 2012, memoria liturgica del beato Pier Giorgio Frassati