Matt Elliott: “la musica è lo strumento migliore per esprimersi”
Matt Elliott è un giovane musicista inglese, che ha iniziato facendo musica elettronica a Bristol, Inghilterra, luogo pieno di artisti validi come, ad esempio, i Massive Attack e anche altri meno conosciuti come i Flying Saucer Attack, gli Amp, i Crescent Movietone che spesso entravano in contatto tra di loro.
La sua vita musicale è divisibile in due momenti: il primo, quando era conosciuto come Third Eye Foundation e viveva nel Regno Unito, consiste in un’elettronica sperimentale e intelligente, difficilmente etichettabile, rumorosa, post-rock, shoegaze influenzata dai My Bloody Valentine e dai Corpes As Bedmates (il suo gruppo preferito quando era piccolo). Ha iniziato appena ventenne nel 1995 a registrare con amici quello che poi diverrà Semtex, un gioiellino di musica elettronica prodotto in maniera molto indipendente. Ghost, pubblicato nel 1997, è un album dannatamente oscuro, che sprizza genialità e innovazione; soprattutto è originale il mix di suoni sporchi, disturbanti e distorti, con ritmi di drum accattivanti. Elliot è stato acclamato all’unanimità dalla critica con You Guys Kill Me (1998), in cui fa un uso più cinematico, meno oscuro ma profondo del suono. L’ultimo tentativo di The Third Eye Foundation di comporre un’opera artistica si ha con Little Lost Soul nel 2000, l’uscita più luminosa, nella quale la padronanza degli strumenti ha raggiunto livelli d’apoteosi. Il secondo momento, invece, molto diverso dal primo, è la fase in cui, trasferitosi in Francia, inizia la sua esperienza da cantautore, suonando una musica classica, che racchiude la tradizione folk mitteleuropea: una chitarra acustica, la voce, innesti ambient/noise e qualche altro strumento, un flauto, ad esempio, che lasciano rinfrescare la memoria dell’ascoltare sulla sua prima fase artistica. Ha pubblicato diversi album da cantautore, le differenze tra le diverse releases sono più sottili di quelle di prodotte in Inghilterra. Dal 2003 ad oggi è ricomparso solo un’ultima volta con il nome di The Third Eye Foundation pubblicando The Dark: un’unica traccia divisa in alcune parti con dei titoli, che lo ha consacrato nell’Olimpo dei grandi dell’elettronica come Aphex Twin, Autechre, Boards Of Canada.
Come ci ha raccontato lo stesso Elliott, la musica è per lui «uno strumento, il migliore, ovviamente per esprimersi, che ha inoltre qualcosa di terapeutico perché ha a che fare con la psicologia di chi la produce, con la sua esistenza, spesso tormentata e problematica»
Il suo ultimo album si chiama The Broken Man ed è «il suono di una vecchia musica, riguarda un uomo distrutto dall’amore» e quindi dalla vita stessa racconta Elliott, che continua:«L’ispirazione va e viene, quando sei giovane ci sono momenti in cui ne vieni inondato e altri in cui vivi una morte artistica». Quello che si riesce a percepire da un suo concerto è un amalgama di emozioni: quando canta si riesce a vedere l’uomo vecchio che c’è in ognuno di noi, il lento annientamento mentre si vive.
Martedì scorso, Matt Elliott ha tenuto un concerto al BlahBlah di Torino, con un afflusso di pubblico non indifferente. Il concerto si è aperto con Dust Flesh And Bones, estratto da The Broken Man, facendo entrare gli ascoltatori nella fitta foresta della sua musica da cantautore. Ma è con il post-rock epico di Desamparado che ha lasciato esplodere tutta la sua personalità: una vena folk, noise, una musica che non muore, che si propaga nell’animo di chi ascolta, con l’aria satura di rumori e una drum machine che impazzava mentre registrava, riproduceva e mandava tutto in loop, nel frullatore.
Qualcuno è rimasto spiazzato, altri, invece, con l’orecchio abituato ad una elettronica più aggressiva, hanno capito tutto. Perchè un live di Matt Elliott è più che un semplice concerto: è un’esperienza nella quale un uomo si mette a nudo in un mondo in cui importa più come si appare che non come si è. Elliott ha dimostrato di essere fuori dal mondo, di vivere dentro la sua storia. Infatti, tra una canzone e l’altra si giustificava per la sua timidezza: «non sono molto socievole, scusate» e al termine di ogni fragorosissimo applauso rispondeva sempre con un modesto “grazie” pieno di riconoscenza.
Per chi volesse conoscere questo grande artista, The Broken Man è disponibile in formato mp3 al costo di due euro online, ma per chi sa che la musica ha un valore c’è ovviamente il CD e, per i collezionisti appassionati, il vinile.
DESAMPARADO
DUST FLESH AND BONES (tratto ultimo album)


